AMMISSIBILITÀ DELL’ATTO DI APPELLO SOTTOSCRITTO

La sentenza n. 29919/2017, depositata dalla Sezioni Unite, ha riguardato la controversa questione dell’ammissibilità (o meno) dell’atto di appello sottoscritto dal contribuente quando il valore della lite supera il valore di tremila euro. Tale importo costituisce oggi la soglia del valore della lite che consente la difesa personale del contribuente, con la conseguenza che il superamento di tale limite impone l’obbligo di assistenza tecnica, pena l’inammissibilità del ricorso o dell’atto di appello. Le Sezioni Unite dirimono il conflitto giurisprudenziale assumendo la centralità di un’interpretazione costituzionalmente orientata a tutela del diritto di difesa anche nel grado di appello e quindi aprono la strada all’astratta ammissibilità dell’ordine impartito dalla Commissione (regionale) competente di munirsi di assistenza tecnica.  Vi sono gli espressi richiami alla circostanza che non può invocarsi una violazione del diritto di difesa quando il difetto di assistenza tecnica è addebitabile solo ed esclusivamente a un comportamento negligente della parte. Diverso è il caso che il difetto di nomina si verifichi per la prima volta in grado di appello, sia per mancata rilevazione in primo grado sia nel caso in cui il contribuente, già assistito da difensore in primo grado, non si avvalga di un difensore abilitato per proporre l’impugnazione della sentenza. In tali ipotesi, infatti, la parte potrebbe effettivamente non essere a conoscenza dell’obbligo e, quindi, non in condizione di ottenere la concreta tutela giurisdizionale dei propri diritti. In presenza di difetto di rappresentanza o di autorizzazione, nonché di nullità della procura, deve invitare la parte a regolarizzare la propria posizione entro un termine perentorio, con la conseguenza che l’osservanza di tale termine sana i vizi, e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono fin dal momento della prima notificazione.