EQUO COMPENSO

Il principio dell’equo compenso, approvato dal Senato della Repubblica, prevede che la parcella del professionista sarà conforme alla legge soltanto quando risulti proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. L'equo compenso riguarda tutte le categorie di professionisti: da quelli convogliati in un ordine professionale (avvocati, giornalisti, commercialisti, ingegneri, e via dicendo), in un collegio (geometri), o in associazioni (infermieri), e troverà applicazione nei rapporti tra il lavoratore autonomo e l’azienda privata o pubblica.

Il criterio che definisce il valore economico delle prestazioni professionali ponendo un limite sotto il quale non si potrà scendere non sarà però assoluto: in alcuni casi potrà essere derogato su accordo tra le parti.

Si introduce un principio-tutela per il quale i professionisti (anche senza Ordini di riferimento) hanno un minimo salariale sotto il quale non si può scendere quando la committenza è da parte di banche, assicurazioni e grandi imprese. Serviranno successivi interventi normativi per stabilire il quantum di questi minimi (si potrebbe fare riferimento ai parametri giudiziali oggi utilizzati in sede di liti in tribunale, oppure demandare la regolamentazione ai ministeri competenti per ogni professione), ma la fissazione del principio è il passo al quale miravano le professioni.

La nuova disposizione, oltre all'equo compenso per i professionisti, prevede anche l'introduzione di nove clausole vessatorie in base alle quali il professionista può richiedere l'annullamento del contratto entro due anni dalla firma ferma restando la possibilità di mantenere valido il rapporto di lavoro.

Tra le nove clausole vessatorie che consentono al professionista di impugnare il contratto, c'è ad esempio:

  • l'anticipo delle spese a carico esclusivo del professionista;
  • tempi di pagamento delle fatture oltre 60 giorni;
  • possibilità di modificare il contratto unilateralmente, ossa, solo da parte del committente;
  • l'imposizione al dover rinunciare al rimborso delle spese ecc.

Si ricorda che in caso presenza di clausole vessatorie, la nullità del contratto può essere fatta valere solo dal professionista e non si estende al resto del contratto.