Informative

Rottamazione-bis: tre strade per la definizione agevolata

Nel collegato alla manovra di bilancio 2018 pubblicato in G.U. lo scorso 16 ottobre (D.L. 148/2017), il Governo ha definito le “nuove” regole per accedere alla definizione agevolata delle cartelle di pagamento. Entra nel vivo la c.d. “rottamazione-bis”, ossia la definizione agevolata delle cartelle e degli avvisi prevista dal D.L. 148/2017. Sul portale dell’Agenzia delle entrate-Riscossione sono, infatti, disponibili: il modello (“DA-2017”) per presentare la domanda di adesione per i debiti affidati alla riscossione nei primi nove mesi dell’anno (01/01- 30/09/2017) ed il modello (“DA-R”) destinato ai contribuenti che si sono visti respingere l’adesione alla definizione agevolata (D.L. 193/2016), perché non in regola con il pagamento delle rate scadute al 31/12/2016 di una dilazione in essere al 24/10/2016 e, che, intendono presentare una nuova domanda. Sono, inoltre, “riammessi” ai benefici della prima rottamazione i contribuenti che si mettono in regola con i versamenti delle rate entro il prossimo 30 novembre 2017. Entro tale data il contribuente che ha aderito alla “prima” rottamazione (D.L. 193/2016) ma non è riuscito a saldare o ha pagato in modo “incompleto” le prime due rate in scadenza a luglio e settembre, può regolarizzare la propria posizione e, quindi, non perdere i benefici previsti dalla definizione agevolata, pagando quanto previsto (prime due rate nonché la terza rata in scadenza lo stesso 30/11), senza oneri aggiuntivi e senza comunicazioni all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Una volta saldate le rate scadute ed effettuato il pagamento della terza rata entro il 30 novembre, il contribuente dovrà rispettare le scadenze del suo piano di rateizzazione, che fissa l’eventuale quarta rata ad aprile 2018 e la quinta ed ultima rata a settembre 2018. Entro il 31 dicembre 2017, i contribuenti che si sono visti respingere la domanda di adesione alla “prima” rottamazione perché non in regola con il pagamento di tutte le rate scadute al 31 dicembre 2016 di una dilazione in corso al 24 ottobre 2016, possono presentare una nuova istanza di adesione alla definizione agevolata compilando il modello “DA-R”.

Trattamento di fine rapporto anche per gli amministratori di società

È denominata trattamento di fine mandato (T.F.M.), l'indennità che liberamente può essere raggiunto tra la società e l'amministratore, in aggiunta alla corresponsione del compenso annuale e da corrispondersi alla fine del mandato. Si tratta di stabilire, oltre al compenso annuale, una indennità da corrispondersi alla fine del mandato, che può essere determinata, per ogni anno di amministrazione, in misura fissa, variabile a seconda del risultato d'esercizio, o in misura mista. La suddetta indennità deve essere rilevata tra i costi dell'esercizio in cui l'amministratore assegnatario ha esercitato la sua funzione. L'accantonamento potrà essere effettuato: mediante la rilevazione a fine esercizio del costo a favore di uno specifico fondo da appostarsi nelle passività (accantonamento TFM amministratore a Fondo TFM amm.re) oppure mediante la sottoscrizione di un'apposita polizza assicurativa, che quindi, oltre la scritturazione contabile di cui sopra, comporterà all'atto del pagamento del premio, anche l'iscrizione tra le attività del credito verso l'assicurazione (Crediti v/assicurazione XX a cassa o banca). L'Agenzia delle Entrate ha chiarito che, se il diritto all'indennità di TFM risulta da atto di data certa anteriore all'inizio del rapporto, l'accantonamento di cui si tratta sarà deducibile per competenza (diversamente sarà deducibile in base al principio di cassa) e la tassazione in capo all'amministratore sarà di tipo separato (art. 17 c.1 lett. c) TUIR.

Le nuove procedure di soluzione della crisi d’impresa

L’articolo 5 avente ad oggetto gli “Accordi di ristrutturazione dei debiti e piani attestati di risanamento” e l’articolo 6 sulla “Procedura di concordato preventivo” di cui alla L. 155/2017 dettano alcuni principi e criteri ai quali si dovranno attenere i decreti attuativi di prossima emanazione che introdurranno importanti novità nell’ambito della disciplina degli strumenti normativi a disposizione dell’imprenditore in crisi, il tutto nel perseguimento del prioritario obiettivo di salvaguardare, ove possibile, la continuità aziendale. L’accordo di ristrutturazione dei debiti rappresenta una soluzione “ibrida” attraverso la quale il debitore ha la possibilità di giungere autonomamente, e quindi attraversando una prima fase stragiudiziale, ad un accordo con i creditori che rappresentino almeno il 60% dei crediti, per essere poi sottoposto all’autorità giudiziale per l’omologa. Già con gli interventi normativi degli ultimi anni, l’accesso al concordato liquidatorio è stato reso di più difficile attuazione a fronte dell’introduzione della percentuale minima di soddisfazione dei creditori chirografari pari almeno al 20%; tale percentuale minima viene nuovamente confermata dalla legge delega che, inoltre, introduce una specifica previsione in forza della quale la proposta liquidatoria potrà essere ammessa esclusivamente in presenza di finanza esterna che veda aumentare in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori. Si riscontra un approccio finalizzato ad un maggior coinvolgimento dei creditori ai quali vengono attribuiti maggiori poteri rispetto alla normativa oggi vigente; in particolare viene prevista la possibilità, su ricorso degli interessati, di revocare le misure protettive garantite dalla procedura di concordato preventivo, specialmente con riferimento a durata ed effetti, qualora queste non arrechino beneficio al buon esito della procedura.