LA TRACCIABILITÀ DEI VOUCHER

I voucher o buoni lavoro costituiscono una modalità di pagamento per lavori occasionali e discontinui. Sono acquistabili attraverso diversi canali telematicamente, dai i rivenditori di generi di monopolio autorizzati e presso la banca che si è abilitata al servizio dal 31 agosto 2015 non è più possibile prenderli all’INPS. Tutte le informazioni inerenti datori e lavoratori che fanno richiesta di voucher telematici vengono poi inoltrate a Poste Italiane, ente che accredita i compensi. Infatti, anche prima dell’arrivo dei voucher telematici, INPS e Poste Italiane avevano stilato un accordo per cui sia l’acquisto che la riscossione dei buoni lavoro potevano essere effettuati presso qualsiasi ufficio postale. Con l’arrivo dei voucher telematici le cose non sono cambiate, se non per il fatto che Poste Italiane non emette più dei buoni lavoro ma una carta (INPS card Postepay Virtual), sulla quale va accreditato l’importo relativo alle prestazioni offerte. Ogni buono lavoro o voucher può avere un valore di 10, 20 o 50 euro. Negli ultimi anni si è registrato un utilizzo notevole, che nasconde spesso un  utilizzo improprio. Per contrastare queste pratiche, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare un decreto legislativo che introduce un sistema di tracciabilità. Gli imprenditori non agricoli e i professionisti dovranno comunicare all’INPS via sms o email i dati del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione 60 minuti prima della prestazione, i datori agricoli potranno fare riferimento a un arco temporale non superiore a 7 giorni. Chi non farà la comunicazione rischierà una multa da 400 a 2.400 euro a lavoratore. Il decreto esclude il settore agricolo dal tetto di 2 mila euro da spendere in lavoro accessorio previsto per le altre imprese. Rimane però il tetto di 7 mila euro l’anno che ogni lavoratore può guadagnare con i buoni e il fatto che in agricoltura i voucher possono essere usati solo per pagare pensionati e studenti per attività stagionali.

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