Turchia: il tentato golpe e le conseguenze

Il tentato colpo di stato è avvenuto perché il paese è profondamente diviso sul progetto del presidente Erdogan di cambiare il paese, e a causa dell’influenza della guerra civile siriana. Nel loro primo comunicato, i leader del golpe avevano detto che la loro operazione era dettata dalla necessità di fermare la deriva autoritaria e l’islamizzazione del paese voluta da Erdogan. I golpisti hanno anche parlato dell’incapacità suo governo di prevenire attacchi e attentati, come quello avvenuto lo scorso giugno all’aeroporto Ataturk di Istanbul. Fino a pochi anni fa, l’esercito turco era di fatto un corpo indipendente dal resto dello stato, solo formalmente sottoposto alla supervisione del governo civile. Con l’arrivo di Erdogan, il politico turco di gran lunga più abile e popolare della sua generazione, la situazione ha iniziato a cambiare. Una delle ragioni principali del fallito golpe sembra risiedere nel fatto che ha partecipato solo una piccola frazione delle forze armate turche, qualche migliaio di soldati. Si tratta di un numero chiaramente insufficiente per prendere il controllo di un intero paese. Secondo tutti gli esperti, Erdogan uscirà dal golpe con un controllo ancora più saldo sul paese. L’esercito, fino a oggi l’unico rivale alla sua autorità, sarà ulteriormente ridimensionato. Oltre 130 media sono stati chiusi in Turchia in risposta al fallito golpe militare. Da 41 università sono stati rimossi almeno 1.617 dipendenti, mentre 234 sono gli accademici arrestati. Per tutti, l'accusa è di legami con la rete di Fethullah Gulen, considerato da Ankara la mente del golpe. La stabilità politica turca sta a cuore tanto all’Italia quanto all’Europa per ovvie motivazioni di carattere economico. Di seguito vengono elencate le 5 principali motivazioni di interesse verso questo Paese:

  • La Turchia è un importantissimo mercato di sbocco per l’export italiano;
  • In condizioni di stabilità naturalmente, è stato previsto l’intensificarsi dei rapporti tra Roma ed Ankara;
  • Anche la Turchia esporta diversi prodotti in Italia, pari a 6.6 miliardi di euro nell’ultimo biennio;
  • La penisola Anatolica si trova in posizione strategica e per di più è attraversata da una fitta rete di gasdotti fondamentali per le forniture energetiche europee;
  • La Turchia è importante anche per gli approvvigionamenti di petrolio.

Inizialmente la reazione dei mercati al tentato golpe del 15 luglio, è stata negativa, ma l’impatto di questo fallito colpo di stato sui fondamentali dell’economia turca sarà probabilmente moderatamente negativo. Il danno principale che ne conseguirà sarà una maggiore cautela da parte degli investitori locali e internazionali e ciò potrebbe ostacolare alcuni investimenti e la crescita del Pil. I due fattori di rischio per il paese sono: la fiducia delle imprese locali ed estere potrebbe abbassarsi per via dei timori circa una società turca instabile, spingendole quindi a investire meno e, nel caso di investitori stranieri, a portare meno capitali nel paese; secondo bilanciamento fra i poteri potrebbe uscirne ridotto sia dal punto di vista del privato che del pubblico, per via della sostituzione repentina dei giudici attuali.

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